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Più grande di tutto è l’amore

È arrivato in coda all’ultima edizione de "La Valle del Primo Presepe" l’evento che il laboratorio teatrale del Liceo Classico Varrone ha portato in scena al Flavio

È arrivato in coda (anche se a causa dell’emergenza neve è poi slittato a febbraio) all’ultima edizione de La Valle del Primo Presepe – e dunque anche con la “benedizione” della diocesi – l’evento che il laboratorio teatrale del Liceo Classico Varrone ha portato in scena al Flavio.

Uno spettacolo dal sapore francescano, con titolo che, da buoni classicisti, si è voluto proporre nella lingua originale: Μείζων ή ἀγάπη. Titolo che echeggia le parole finali del paolino Inno alla carità, riprese dalla Prima Lettera ai Corinzi, scritta in greco come tutto il Nuovo Testamento: “Più grande di tutto è l’amore”. E dal greco biblico al volgare medievale umbro e toscano, passando per il latino, si è dipanata l’oretta vibrante passione artistico-letteraria e grondante forte spiritualità che i ragazzi del laboratorio teatrale dell’istituto reatino (anch’esso denominato in greco, con il noto motto socratico γνῶθι σεαυτόν, “conosci te stesso”) hanno offerto giovedì scorso, in mattinata ai ragazzi delle medie cittadine, nel pomeriggio al pubblico.

Un sapore di autentica grecità anche nella struttura dello spettacolo, suddiviso come un antico dramma ellenico tra prologo, parodo, episodi e stasimi. Ma con sprazzi culturali a tutto tondo, in un mix di recitazione, musica, danza, canto, fotografia, spaziando dall’antichità alla contemporaneità nella scelta del commento musicale (da Bach e Beethoven fino a Branduardi e De Andrè) così come nelle proiezioni scenografiche, curate da Manuela Marinelli, docente di storia dell’arte nel liceo, che assieme alla collega Anna Maria Magi ha ideato la rappresentazione. A quest’ultima l’onere della regia dello spettacolo, che si è avvalso della preziosa collaborazione del Gruppo Jobel. Un bell’impegno per il team docente del Classico, in particolare le professoresse Simona Santoro (quale responsabile di produzione), Alessandra OrsiniAnna Maria ZaninNatalia Padronetti.

Dante incontra Francesco 2023”, il sottotitolo dello spettacolo, che ha voluto idealmente concludere l’edizione della “Valle” che ha fatto da preludio all’ottocentenario francescano. Un incontro fra il santo di Assisi e il Sommo Poeta che gli dedicò il canto XI del Paradiso, attingendo ai testi della Commedia dantesca (quello e altri passi della terza cantica, ma anche dal Purgatorio), agli scritti neotestamentari (il Prologo del vangelo di Giovanni e le lettere paoline), alla sapienza classica (il Simposio di Platone) e ai testi francescani, cominciando dal Cantico delle creature per completare con la biografia del Celano e altri sprazzi delle Fonti Francescane. E nello spirito di Greccio, un riferimento alla Natività con Una stella a Betlemme del palestinese Najmun fi Bayti Lahm, canzone del repertorio dello Zecchino d’Oro sulle cui note è intervenuto il coro dei bambini dell’Istituto comprensivo Malfatti di Contigliano.

Un autentico viaggio artistico-spirituale nel celebrare l’amore, la cui scoperta è sintetizzata nel viaggio di Dante nel profondo dell’animo umano rappresentato dall’esperienza di salita al cielo. L’amore che l’animo di san Francesco sperimenta attraverso la Kénosis, lo svuotamento di sé che lo conduce alla scelta della povertà, per trovare la pienezza dell’Amore, come spiega la nota illustrativa dello spettacolo: “L’Amor che move il sole e l’altre stelle” di Dante è lo stesso di Francesco. È un Amore che non lascia la realtà così come la trova, ma è Carità che genera e trasforma».

Proprio, per tornare a san Paolo, quell’agàpe che rimane insieme a fede e speranza, ma di tutte è più grande.

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