Torna visibile il presepe monumentale sotto il Palazzo Papale di Rieti

Avrebbe dovuto essere smontato al termine del percorso di eventi della scorsa edizione della “Valle del Primo Presepe”. Ma in tanti hanno chiesto che il grande presepio realizzato dal maestro materano Francesco Artese rimanesse stabilmente sotto gli archi del Palazzo Papale. Così, dopo alcune settimane, l’opera di quasi 50 metri quadri torna ad essere fruibile, in versione permanente, a partire dalla mattina di domenica 10 marzo. Grazie all’apposizione di un vetro protettivo e alla realizzazione di una diversa illuminazione, tornano visibili i personaggi, le ricostruzioni architettoniche ricavate dal tessuto urbanistico locale e la rappresentazione del momento in cui a Greccio san Francesco dà vita al primo presepe vivente.

Alleggerito delle animazioni delle luci e della musica, che torneranno ad essere attive per le prossime festività natalizie, il lavoro del maestro Artese viene dunque proposto stabilmente come opera d’arte: una sintesi visiva della cifra francescana del territorio. Nei luoghi in cui è nato, il presepe resta esposto tutto l’anno, offrendo a ciascuno uno spunto per la riflessione, o più semplicemente un attimo a contatto con la bellezza, la poesia e la storia di un grande evento, per accompagnare l’attesa delle novità in preparazione della prossima edizione della “Valle del Primo Presepe”, in programma dal prossimo 30 novembre al 6 gennaio.

Il Santuario di Greccio tra gli eremi più belli d’Italia

Inserito dal Corriere della Sera tra i 15 eremi più belli d’Italia, Il Santuario di Greccio si trova a circa 15 km da Rieti, a un’altitudine di 665 metri, con uno splendido affaccio sull’ampia conca reatina, è uno dei quattro santuari eretti da San Francesco nella Valle Santa. La leggenda narra che San Francesco chiese a un bambino di lanciare un tizzone ardente verso la montagna. Il tizzone incredibilmente, dal paese, raggiunse le alte rocce dove ora si trova il santuario. Al tempo la zona era di proprietà del feudatario chiamato il Velita. Questi, nel 1223, invitò San Francesco a dare vita a una splendida rievocazione, con personaggi in carne e ossa, della nascita di Gesù durante la notte di Natale. Un’altra leggenda legata a questa rappresentazione, narra che il bambinello, unico personaggio non vivente, prese vita un attimo per poi tornare come era prima. Da quel momento in poi Greccio divenne il luogo dove nacque il primo presepe al mondo.

 

Santuario di Fontecolombo: il matrimonio di Kim Rossi Stuart e Ilaria Spada

La Valle Santa reatina è stata la protagonista del matrimonio tra Ilaria Spada e Kim Rossi Stuart.  Il santuario di Fontecolombo, noto a pellegrini e turisti per essere una tra le tappe più suggestive del Cammino di Francesco è stato scelto per la celebrazione delle nozze dei due attori. Dopo la cerimonia i festeggiamenti sono proseguiti all’Abazia di San Pastore, rinomata location per le cerimonie nella zona di Contigliano che vanta una panoramica vista sulle meraviglie della Valle: dalla Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile al monte Terminillo ancora innevato.

 

I santi francescani: santa Filippa Mareri protettrice del Cicolano

Un esempio per superare l’avidità e l’ossessione per il presente.

È stata una festa intensa quella vissuta a Borgo San Pietro in occasione del 783° anniversario della nascita al cielo di santa Filippa Mareri. Preparata da un triduo iniziato il 14 febbraio e affidato a padre Mariano Porcelli, e preceduta nel pomeriggio di sabato da una messa in scena sulla vita della santa, la celebrazione solenne della domenica mattina ha visto il vescovo Domenico presiedere la messa affiancato dal parroco Tomasz Jan Chlebowsky. L’occasione è stata colta da mons Pompili per affidare l’intero territorio del Cicolano alla protezione di Filippa Mareri, accompagnando il momento con l’esposizione di un nuovo dipinto che rappresenta la santa sullo sfondo della valle.

Per spiegare il fascino e l’attualità di Filippa il vescovo si è appoggiato al testo delle beatitudini, e seguendo il Vangelo di Luca ha spiegato che «Gesù non vuole beatificare la povertà, né maledire la ricchezza. Vuole piuttosto precisare dove porre la fiducia: non nella fragilità della carne, ma nella forza che viene da Dio». Quella del maestro, dunque, non è «una mobilitazione politica per ribaltare l’iniqua condizione economica-sociale del suo tempo; è l’apertura ad un’altra dimensione che consenta di vivere diversamente. Se c’è Dio, cioè la vita eterna, si capisce che non l’eccesso, ma l’eccedenza è la strada da seguire. La vita piena non è quella che accumula, domina, controlla, moltiplica, accelera, ingigantisce. È piuttosto la vita che si perde per ritrovarsi. Dunque, non ci si salva da soli, né per sé. Ci si salva insieme agli altri e attraverso gli altri».

Questa «via seguita dal Maestro», è la stessa percorsa da santa Filippa. Un percorso di emancipazione che fa comprendere come «a noi, rispetto al Medio Evo, manchino due cose». Mons Pompili le ha personificate nelle figure di san Francesco e Dante Alighieri: il primo è l’immagine della «liberazione dall’avere che ci sta derubando dell’anima e ci fa diventare nevrotici del benessere»; il secondo incarna «il futuro, cioè l’al di là oltre il presente».

L’attualità di santa Filippa è dunque nell’esempio della sua «esistenza alternativa che è fatta di libertà e di eternità»: una sorta di rimedio alle due gravi malattie dell’avidità e del presentismo. «La vita non è kronos che divora i suoi figli – ha insistito il vescovo – ma è kairos, che fa nascere la vita. Ecco perché santa Filippa è sempre giovane. Questa è la giovinezza che rende lieta l’esistenza. Non quella che pretende di bloccare il tempo e di replicare in forme patetiche la gioventù, ma quella di chi si impegna a far passare quel certo senso dell’esistenza che porta in avanti. Così si compie il passaggio di generazione in generazione».

Come ogni anno, la liturgia ha compreso la processione con la reliquia di santa Filippa dal monastero fino al lago. La banda di Capradosso ha dato il ritmo alla discesa fino alle rive, dalle quali un piccolo gruppo di suore è scivolato su un’imbarcazione fino al punto del lago che ricopre l’antico monastero. Lì è stato posato sulla superficie delle acque un mazzo di fiori.

Rugby nella Valle: il Primo Presepe al Sei nazioni con il torneo Under 14

Il Comitato Sei Nazioni Rieti Centro d’Italia è lieto di annunciare il Primo Torneo Internazionale “Valle del Primo Presepe”.

L’appuntamento, fissato per il 23 febbraio alle ore 10:00 presso lo Stadio Fulvio Iacoboni di Rieti, è rivolto ai club di categoria U14 d’Italia e d’Irlanda, che in occasione del match Italia-Irlanda del 6 Nazioni previsto per il 22 febbraio alle ore 19,00 presso lo Stadio “Manlio Scopigno di Rieti, sfileranno nel cerimoniale di apertura della partita.

Per i familiari e gli amici che volessero assistere al match, potranno acquistare i biglietti disponibili sul sito di box office Lazio a partire dal prezzo di 10 euro. http://boxofficelazio.it/C26/2213/Content.aspx/Eventi/Sport/Rugby__6_Nazioni_Under_20_22_02_2019?fbclid=IwAR33Dt6w68ayZdozJA5XiNq-W3l0JJsHbxbe5ZYnu8LUh0wJPDbaTDbkhkk .

Per ulteriori informazioni: comitato6nazionirieti@gmail.com

Classifica: “Il presepe icona dell’incarnazione” e “La scuola e il presepe”

Graduatoria vincitori contest “Il presepe icona dell’incarnazione”:

Primo classificato: Lora Mingardi

Secondo classificato: Silvano Acciaro

Terzo classificato: Enrico Longobardi

Menzione speciale: Ciro Izzo

La commissione assegna il quarto posto ex-aequo a tutti i gli autori dei presepi in concorso.

Graduatoria scuole vincitrici contest “La scuola il presepe”

Scuole dell’infanzia
Primo premio: Istituto comprensivo “D’Angeli Antonio” Cantalice, scuola dell’infanzia plesso di Poggio Bustone, “La Natività”
– Secondo premio parimerito: Scuola dell’infanzia paritaria “Bambin Gesù” e Scuola dell’infanzia paritaria Maria Bambina di Canetra, opere “Da una piccola capanna la luce si diffonde nel mondo” e “Presepe della famiglia”
– Terzo premio parimerito: Istituto comprensivo “Giovanni Pascoli “/ Scuola dell’infanzia “Borgo Sant’Antonio” e Scuola dell’infanzia “Santa Chiara” di Santa Rufina, opere “Presepe al Borgo” e “…Semplicità…povertà…umiltà…Greccio, una nuova Betlemme”

Scuole primarie
– Primo premio: Istituto comprensivo “D’Angeli Antonio” Cantalice 1° e 3°, “Natale nel bosco”
– Secondo premio: Istituto comprensivo Statale di Borgorose 3° A e 5° A, “Pane Amore Fantasia”
– Terzo Premio: Istituto comprensivo Minervini Sisti 3°A B C D E, “Scacchi, una mossa verso la pace per dare scacco matto alla violenza”

Scuole Secondarie di Primo Grado
– Primo premio: Istituto comprensivo “Angelo Maria Ricci” 2°D, “La stella luminosa di Greccio”
– Secondo premio: Istituto comprensivo Marconi Sacchetti Sassetti, David Scelba 2°A, “Il primo giorno del coraggio”
– Terzo premio: Istituto comprensivo Marconi Sacchetti Sassetti, Davide Cavallaro 3°A, “L’ancora Gesù, l’asinello e il bue”
– Menzione speciale: Istituto onnicomprensivo di Amatrice, 1°, 2°, 3° A, “La meravigliosa nascita di Gesù”

Scuole Secondarie di Secondo Grado
– Primo premio: I.P.S.S.E.O.A. “Michelangelo Buonarroti” Fiuggi, “La dolcezza del presepe”
– Secondo premio: I.I.S. Varrone Liceo Artistico “Antonino Calcagnadoro” 4°C, “Luce”
– Terzo premio: I.I.S. Varrone Liceo Artistico “Antonino Calcagnadoro” 3°A, “Quella notte a Greccio”

La scuola e il presepe

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Lora Mingardi

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Idea, immagine e sentimento: conclusa al Vespasiano la Valle del Primo Presepe

È stata un proposta culturalmente impegnativa quella del concerto conclusivo della seconda edizione della Valle del Presepe. Il repertorio scelto dall’Anonima Frottolisti, un viaggio sonoro dal gregoriano alla musica rinascimentale, poteva intimorire. E invece il concerto è riuscito piacevole, coinvolgente, popolare nel senso migliore.

Un tratto comune a tutte le iniziative comprese nel progetto promosso dalla Chiesa di Rieti con i Comuni di Greccio e Rieti, capace di coniugare spiritualità, intrattenimento e cultura, di abbracciare tanto l’antico quanto il contemporaneo. Un’operazione riuscita perché fondata su qualcosa di decisivo: il mistero dell’incarnazione. Una dimensione aperta tanto alla riflessione più profonda, quanto alla pietà popolare.

L’ha ricordato anche il vescovo Domenico chiudendo, con il sindaco Cicchetti al suo fianco, la serata al Vespasiano: «Verbum caro factum est, il Verbo si è fatto carne. Questa voce attraversa la storia e l’ha divisa a metà: prima e dopo Cristo. Questa voce è nata in Medio Oriente e poi si è diffusa in tutto il mondo». L’idea della Valle del Primo Presepe è tutta qui: «tornare a ciò che significa la notizia intorno all’incarnazione di Dio».

E questo qualcosa è il presepe: «un’immagine molto famigliare, che è nata qui, a Greccio». Non un presepe qualunque, dunque, ma «quello di Francesco», che ha visto il frate rispondere alla «necessità di far vedere con gli occhi della carne quello che era accaduto a Betlemme». A questa esigenza hanno voluto corrispondere i tanti luoghi in cui erano presenti i presepi: si è trattato di «fissare l’immagine» evocata da Francesco a Greccio.

Per ricavarne un sentimento, quello «che abbiamo raccolto molte volte incrociando gli sguardi di quanti stavano contemplando il presepe: un sentimento che ci porta avanti con fiducia e con speranza». Un qualcosa che torna utile in una città e in una provincia «che non vivono un momento favorevole», come riconosciuto dal sindaco, ma che spinge molto oltre, perché «fa ritrovare più umani».

È in questo senso, ha concluso il vescovo, che «non siamo noi a fare il presepio, ma è il presepio, nella misura in cui lo contempliamo, che fa noi». Come individui, e come città.

Premiazioni e concerto dell’Anonima Frottolisti chiudono gli eventi della Valle del Primo Presepe

Sono aperte le prenotazioni per il concerto gratuito di chiusura dell’edizione 2018 della Valle del Primo Presepe. Come accaduto per il momento inaugurale, anche la cerimonia conclusiva della manifestazione sarà infatti caratterizzata dalla musica. A salire sul palco del teatro Flavio Vespasiano sarà l’Anonima Frottolisti, ensemble specializzato in musica antica che per l’occasione presenterà “Noe Noe”: una ricerca sonora sulla musica del Natale tra Medioevo e Rinascimento.

Alla scoperta della musica al tempo di Francesco

Il concerto sarà un viaggio dal gregoriano alla polifonia del primo Rinascimento: repertori diversi dal punto di vista estetico, che segnano il passaggio dei secoli, del gusto, della ricerca compositiva. Il repertorio eseguito da Anonima Frottolisti, è frutto della ricerca minuziosa di manoscritti e prime opere a stampa del ‘500: una ricerca filologica e accurata che evidenzia la caratteristica stessa dell’ensemble, che esegue le partiture su copie di strumenti originali e affida la propria interpretazione alle rigorose regole della prassi antica.

Le premiazioni dei concorsi

Lo spettacolo di chiusura in programma il 5 gennaio alle 17.30 al teatro Flavio Vespasiano di Rieti sarà anche l’occasione per premiare i vincitori dei concorsi legati alla Valle del Primo Presepe. In particolare saranno premiate le migliori opere tra i quarantasei presepi giunti a Rieti per la competizione internazionale di arte presepiale, e le più belle proposte tra gli oltre sessanta lavori presentati dalle scuole.

Una edizione da record

Numeri che confermano il successo della manifestazione voluta dalla Chiesa di Rieti, in collaborazione con i Comuni di Rieti e Greccio, per riscoprire e promuovere il significato originale del primo presepe realizzato a Greccio da san Francesco. Un gradimento manifestato già dalla straordinaria partecipazione allo spettacolo inaugurale del primo dicembre e confermato dal notevole afflusso di visitatori alle diverse esposizioni in città e presso il santuario e il borgo di Greccio. Il presepe realizzato dal maestro Artese sotto gli archi del vescovado, in particolare, nei giorni di punta ha fatto registrare oltre 1.000 visitatori ogni ora.

Come prenotare

Il concerto dell’Anonima Frottolisti è a ingresso gratuito, su prenotazione fino ad esaurimento posti. I biglietti si possono prenotare alla mail: info@valledelprimopresepe.it.

Piccoli e grandi alla riscoperta dello stare insieme grazie ai mattoncini colorati

Sabato 15 e domenica 16 dicembre l’iniziativa compresa nella Valle del Primo Presepe ha visto una chiesa di San Domenico gremita di grandi e piccoli che hanno passato ore divertenti e costruttive grazie all’allegria delle colorate costruzioni Lego®.

«Il nostro obiettivo è far tornare i genitori insieme ai nonni e ai loro bambini a sedersi intorno a un tavolo per divertirsi e creare qualcosa insieme», dice la signora Antonella dell’Associazione “Sleghiamo la Fantasia”, che ha portato un fine settimana di divertimento a Rieti grazie un camion carico di mattoncini colorati.

Obiettivo sicuramente raggiunto per l’iniziativa compresa nel progetto “La Valle del Primo Presepe”, considerando che a memoria d’uomo una chiesa di San Domenico così pregna di divertimento non si era mai vista. A disposizione di piccoli e meno piccoli una vera e propria montagna di costruzioni Lego® di tutte le fogge, dimensioni e i colori, divise e adatte per ogni fascia di età.

Sul morbido tappetone adiacente al monumentale organo Dom Bedos, tolte le scarpe i più piccoli si sono letteralmente immersi nel colorato mondo dei mattoncini, per loro appositamente più grandi e maneggevoli. Scatole e scatole di componibili divisi cromaticamente per i più grandi, per fare sfogo alla fantasia più sfrenata, con risultati davvero sorprendenti.

Alberi, pupazzi di neve, grattacieli e piramidi, e naturalmente tanti soggetti soggetti a tema natalizio. Immancabili i presepi, sul cui tema è stata incentrata l’intera due giorni. Alla fine, kit di partecipazione per tutti i partecipanti e foto di rito con il vescovo Domenico e l’assessore alla cultura del Comune di Rieti Gianfranco Formichetti, entrambi fortemente intenzionati a ripetere l’idea il prossimo anno.

Significativa la collaborazione di tutti coloro che hanno dato una mano, smontando le creazioni per rimettere in circolo i mattoncini, e seguendo passo passo i bambini e i genitori. Significativa la presenza delle suore delle scuole paritarie che hanno portato ed assistito i piccoli, e fondamentale l’aiuto dei ragazzi in alternanza scuola-lavoro dell’IPSSCS-Savoia Rieti, dei Boyscouts, dall’Azione Cattolica e da tutte quelle persone di “buona volontà” che armate di sorriso hanno saputo rendere piacevole questo evento festoso ai bambini e alle loro famiglie.

Un’occasione davvero unica per la città, tanto più con un tempo sfavorevole al’esterno, che ha permesso di poter riunire le famiglie con tanta calma, pazienza, voglia di stare insieme e…senza telefonini!

I mattoncini Lego® come collante per colloquiare, scambiarsi idee e opinioni su quello o l’altro modo per costruire, su quale colore scegliere, per poi fotografarsi insieme davanti all’opera conclusa.

Arduo dire se si siano divertiti più i piccoli o i grandi. Sabato e domenica in San Domenico se ne sono viste davvero tante, di scene sorprendenti: mamme sornione alla vista dei papà che invece costruivano con grande serietà, progetti costruttivi galattici da portare a termine in perfetta scala cromatica, nonni incuriositi che gironzolavano per la chiesa, e soprattutto bambini eccitati ed adrenalici solo alla vista di tanti giochi tutti per loro, e per due giorni interi.

Giornate quasi contro tendenza, dove tutti si sono sentiti sereni e riuniti piuttosto che distratti e presi dalla problematicità dalla vita: veri e propri momenti magici, di stacco da un quotidiano che spesso allontana dal calore familiare.

Alle 16.00 non è mancato per i genitori presenti un momento formativo con il vescovo Domenico in Cattedrale, dove in un clima senza dubbio più spirituale, si è cercato di dare un senso più profondo al significato al Natale, al presepe di san Francesco e all’importanza di “essere” una famiglia.

«Parlare del Natale – ha esordito il vescovo Domenico – significa parlare del presepe Francesco e del suo profondo significato che richiama la voglia di ritrovarsi con tutta la famiglia davanti al mistero dell’incarnazione. Il presepe o praesepium, quella “mangiatoia” o “greppia” che suscita il ricordo dei disagi che a Betlemme provò, nascendo, Gesù Bambino».

Ma il vescovo, attraverso i personaggi che animarono il presepe semplice del Poverello ha richiamato anche la fatica quotidiana dei genitori di far crescere i propri figli. Così la mangiatoia, simbolo del “riparo”, diventa la consistenza della vita e il richiamo incessante ad educare i figli alla consapevolezza di “ciò che siamo” contro ogni forma di massificazione; l’asino e il bue, interpretati come la possibilità di mantenere quei legami con il nostro passato e il presente, in una società dove pur “connessi e globalizzati” si rischia di essere sempre più soli.

Una famiglia quella proposta dal vescovo che mette al centro le alleanze e i legami educativi veri e profondi, che, come indica la stella “illumina i desideri” dei figli ma è capace con forza di affermare principi educativi quali l’identità, l’anteriorità e la socialità.

Una famiglia capace di dare fiducia ai propri figli perché sentano di esser protagonisti di un autentico progetto di vita, così come Francesco nella notte di Natale del 1223 fu capace di vedere in quella mangiatoia la grandezza infinita di un Dio che si fa carne.

Dopo la celebrazione Eucaristica dell’Avvento, le famiglie si sono ritrovate di nuovo nella chiesa di San Domenico, ancora densa di gioco e divertimento, reso ancor maggiore con l’arrivo del gruppo della Pasquella di Varano, che ha allietato la conclusione dell’evento con zampogne e ciaramelle, strumenti tipici del Natale.

«È stata l’unica domenica in cui si è alzato presto e vestito da solo in fretta e furia, per paura di non trovare subito i colori che gli servivano», dice una mamma. «Mentre lui gioca io faccio una grande piramide dice il padre: da piccolo mi piacevano tanto queste costruzioni ma non avevo tutti questi pezzi a disposizione, né tutte queste sfumature cromatiche». Ma i più bravi, sono stati certamente i bambini. Assistiti dai volontari, con ordine e compostezza hanno raccolto i mattoncini caduti e acconsentito senza problemi a lasciare un po’ di rosso – il colore prediletto per le feste – ai bambini giunti dopo di loro. «Ne prendo solo qualche mattoncino – dice Tommaso – giusto per fare il naso alla renna. Gli altri li lascio a Niccolò che voleva costruire Babbo Natale: a lui ne servono di più». E se non è questo lo spirito vero del Natale, quale volete che sia?

 

Lezione-concerto a Greccio: Sparagna Treglia e Simeoni con i ragazzi del liceo musicale

La ricerca storica e musicale delle tradizioni legate al Natale, delle laude medievali cantate da antichi musicisti di strada in una lezione concerto a Greccio, nella grotta del Primo Presepe, per gli studenti liceo musicale

Lo scorso mercoledì a Greccio, nella grotta del santuario francescano, i ragazzi del Liceo Musicale di Rieti hanno potuto incontrare e gustare una lezione concerto degli artisti Ambrogio Sparagna, Raffaello Simeoni ed Erasmo Treglia.

Nella piccola grotta del Primo Presepe, i tre artisti hanno voluto ricreare un’atmosfera gioiosa attraverso il suono di strumenti antichi legati alle tradizioni natalizie, spiegando ai ragazzi e agli adulti presenti le origini e la storia di questi strumenti quali cornamuse, ciaramelle e liuti.

Nella semplicità della grotta che rievocava il presepe di san Francesco, e attraverso la dolcezza dei suoni di una volta e le laude cantate in onore di Gesù bambino, per un attimo il tempo è tornato indietro, al 1223, a quando tre anni prima di morire, Francesco organizzò il “presepe vivente”, nei pressi di quello che era un borgo rurale o poco più. Aggiungendo alla scena solo un bue ed un asino, in un quadro di estrema povertà capì il mistero e la grandezza di un Dio che si fa carne, nella nascita straordinaria del Bambino.

Gli artisti si sono poi fermati a parlare con i ragazzi della storia legata agli strumenti e i ragazzi hanno fatto molte domande sulla ricerca dei suoni, sulla difficoltà oggi di suonare strumenti antichi alcuni dei quali visti solo nei libri di scuola.

Questa musica, hanno detto, gli artisti, è il frutto di una lunga ricerca storica e musicale, delle tradizioni legate al Natale, delle laude medievali cantate da antichi musicisti di strada, di musiche antiche che ancora oggi incantano gli ascoltatori. Queste ricerche così piene di emozioni ed oggetto di un progetto culturale, storico e religioso, giungeranno fino a Betlemme subito dopo l’Epifania, nella Basilica della Natività.

Anche le parole del vescovo Domenico, a conclusione del concerto hanno saputo risvegliare nei ragazzi l’interesse per un presepe non solo raffigurativo ma sicuramente “più autentico e sincero”, che “evochi la voglia di ritrovarsi con tutta la famiglia davanti al mistero dell’incarnazione”.