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La mano di Dio: in mostra a Sant’Agostino le icone di don Marco Tarquini

Anche quest’anno un’icona creata da don Marco Tarquini, parroco di Sant’Agostino, è esposta all’interno del percorso della sesta edizione della Valle del Primo Presepe

Anche quest’anno un’icona creata da don Marco Tarquini, parroco di Sant’Agostino, è esposta all’interno del percorso della sesta edizione della Valle del Primo Presepe. Un’opera che per tutto l’anno rimane nell’antica chiesa di San Giuseppe in via Garibaldi, sede della prima comunità del cammino neocatecumenale, e che fino al 2 febbraio sarà visibile al pubblico nella grande basilica di piazza Mazzini.

L’icona, realizzata sullo stile di quelle bizantine, è dipinta su tavola con l’antica tecnica composta da pigmenti e tempera ad uovo, prediletta dal sacerdote-artista. E il soggetto è una figura che certamente non può mancare in ciascun presepe che si rispetti, san Giuseppe. «Per realizzarla ci ho messo circa un mese – spiega don Marco – e ho rappresentato Giuseppe in un momento davvero particolare della sua vita. Come ogni buon pio israelita, che ha il compito di trasmettere la fede di padre in figlio, Giuseppe è in procinto di svolgere questo atto: da vero padre terreno insegna al Bambino Gesù lo “Shemà Israel”, il cuore della legge. Un messaggio che si legge nel cartiglio che tiene nella mano sinistra e che viene mostrato al bambino, mentre con l’altra mano è intento ad indicare il cielo, dove si intravede la mano di Dio benedicente. San Giuseppe dunque insegna a Gesù ad amare il suo vero padre attraverso questo grande comandamento. E Gesù Bambino ascolta, obbediente, l’insegnamento della fede». Una scena originale, che esce fuori dagli schemi canonici in cui notoriamente troviamo raffigurato san Giuseppe: «Ho scelto di fissare questo momento proprio perché inusuale, ma assolutamente importante del ruolo paterno di Giuseppe».

Don Marco è notoriamente di poche parole, preferisce di gran lunga che parlino le sue creazioni. E la sua opera brilla di colore puro, della gioia accecante che accomuna un padre e un figlio uniti dalla luce della fede. A donare ulteriore splendore all’icona, l’immancabile foglia oro che riveste le aureole e le finiture delle vesti dei due personaggi. A prima vista il Bambino Gesù sembra però distratto, si volta altrove, non fissa in viso suo padre intento a mostrargli il cartiglio. Ma don Marco invita ad osservare meglio, a soffermarsi davanti alla scena: «Perché il bambino non si volta verso Giuseppe? Perché sta guardando la mano di Dio».

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