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Il Romice sanguineo

Il suo nome generico anticipa la forma delle sue foglie mentre quello specifico si riferisce al loro frequente arrossamento insieme ai suoi fusti: caratteristiche che nel tempo lo hanno reso indispensabile per abbellire orti e giardini e non poteva di certo mancare all’Hortus Simplicium

Il Rumex sanguineus L. è una specie che appartiene alla famiglia delle Polygonaceae. La sua distribuzione è europeo-caucasica ed è presente in tutte le regioni d’Italia salvo che in Emilia-Romagna e in Trentino-Alto Adige, prediligendo boschi umidi di latifoglie decidue della fascia submediterranea, raramente anche nelle faggete, cerrete e sugherete, a volte al bordo degli stagni in ambienti ombrosi, dal livello del mare fino a 1200 metri circa.

Descrizione
Il romice è una pianta erbacea perenne a portamento cespitoso che può raggiungere il metro di altezza. Il rizoma è verticale, legnoso, di colore rossastro mentre il fusto è eretto e glabro. Le foglie inferiori sono caratterizzate dalla presenza di un’ocrea di un centimetro di lunghezza, sono picciolate e con la lamina fogliare di forma lanceolata-astata, la cui base è cuoriforme mentre la punta è acuminata, con margine crenato e di colore rosa. La fioritura avviene nel mese di giugno e si protrae fino ad agosto presentandosi sotto forma di infiorescenza semplice o con pochi rami eretti, spesso interrotta e fogliosa solo alla base. Il frutto è un diclesio con valve di cui generalmente una soltanto munita di tubercolo e contenente un achenio di colore bruno-rossiccio scuro.

Utilizzi e proprietà
Al romice sanguineo vengono attribuite proprietà astringenti, digestive, depurative, diuretiche e antinfiammatorie grazie alla presenza di ossalati e di antrachinoni. Discrete, invece, le proprietà emmenagoghe e stomachiche. Tra i principi attivi troviamo la vitamina C, ossalati di calcio e di potassio, acido ossalico, tartarico e tannico, antrachinoni, ma anche amido, mucillagini e oli. L’ossalato di calcio è la sostanza che gli conferisce un sapore acidulo. La pianta può essere consumata da sola sia cotta o in aggiunta ad insalate per una più efficace azione eupeptica e diuretica, e per sfruttare il prezioso contenuto in clorofilla e vitamina C. Grazie alla sua ricchezza in ferro torna utile nella cura dell’anemia e dell’emofilia. Il suo decotto è utile come depurativo del sangue, da utilizzare in caso di foruncolosi e avvelenamenti del sangue. Il decotto trova inoltre impiego per uso esterno in impacchi sulle dermatosi, mentre con le foglie si fanno cataplasmi per portare a maturazione foruncoli e ascessi. Ricordiamo, però, che a causa dell’alto contenuto di ossalato di calcio l’abuso risulta nocivo per tutti perché può causare lesioni renali.

In cucina
Il romice è una pianta comunissima, infestante, antica, già usata nell’alimentazione da Egizi e Romani, citata in vari scritti, ma oggigiorno consumata con attenzione, consapevoli dei suoi contenuti. La scienza ha infatti dimostrato nel tempo, come il suo alto contenuto di ossalati vari, acido ossalico, tannini, siano controindicati per reni, fegato, stomaco e intestino. Il sapore delle foglie ricorda quello aspro del limone e viene spesso utilizzato per dare carattere alle insalate. Le foglie si consumano crude, soprattutto quelle più giovani e tenere, mentre le più vecchie vengono saltate o scottate e consumate come spinaci o nelle zuppe.

A cura dell’associazione Hortus Simplicium Fabiano Ermini e Roberta Zirone

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