#hortussimplicium

La Solidago virgaurea

Tra le piante coltivate nell’Hortus Simplicium si trova la Solidago virgaurea. Il nome del genere significa rendere sano per le supposte proprietà di favorire la guarigione di fratture delle ossa, il nome specifico significa “ramoscello d’oro” in virtù dei suoi vistosi capolini color giallo dorato che deliziano l’orto in tarda estate

La Solidago virgaurea L. è una specie a vasta distribuzione eurosiberiana presente, con due sottospecie, in tutte le regioni d’Italia salvo che in Puglia e in Sicilia. Cresce in boschi piuttosto freschi, ai loro margini e nelle radure, su suoli argillosi freschi, poveri in carbonati, da neutri a subacidi, dal livello del mare fino ai 2000 metri di quota.

Descrizione
La Verga d’oro è una specie erbacea perenne alta 20-100 centimetri. Il rizoma è obliquo bruno-rossastro; il fusto è eretto subglabro, scarsamente pubescente e striato in alto. Le foglie inferiori possiedono un picciolo alato lungo 5-8 centimetri, la lamina è lanceolata, acuta, con dentelli conniventi, le foglie cauline sono rivolte più o meno verso lo stesso lato, progressivamente ridotte e sessili. La fioritura avviene da luglio ad ottobre e si manifesta con fiori gialli, riuniti in capolini su peduncoli pubescenti e raccolti in pannocchie terminali fogliose. Il frutto è un achenio di forma cilindroide, costato, pubescente, di colore giallastro e sormontato da un pappo di peli semplici.

Proprietà ed utilizzi
Di questa pianta vengono utilizzate soprattutto le foglie e le cime per la preparazione di tisane, decotti, infusi e tinture madri. Ampiamente conosciuta ed apprezzata fin dal Medioevo per i suoi effetti diuretici, veniva spesso utilizzata per la cura e la prevenzione di calcoli renali e per guarire ferite. Consigliata anche oggi in fitoterapia per ripristinare le funzionalità renali e la cura di nefriti acute, a tale scopo si raccolgono le sommità fiorite e il rizoma per poi essere lavorati. La pianta contiene numerosi principi attivi tra cui flavonoidi, antocianidine, saponine, oli essenziali, resine, mucillagini. Questi ultimi svolgono attività antinfiammatoria, sono utili nei casi di cistite ed uretrite; somministrati come unguento hanno un’azione simile a quella della Calendula ed inoltre possiedono capacità antimicotica nei confronti di funghi patogeni come Candida albicans. La Verga d’oro inoltre costituisce un tonico antisettico, stimolante e leggermente astringente per le mucose e può essere utilizzata in combinazione ad altre piante nel trattamento dell’influenza e dei disordini bronchiali negli anziani o come gargarismo in casi di faringite e laringite.

Nell’antichità la verga d’oro non era nota e fu menzionata per la prima volta dal medico spagnolo Arnaldo da Villanova (1240-1311) che impiegava questa pianta per i disturbi alla vescica. Pare che Martin Lutero (1483-1546) apprezzasse assai la verga d’oro e che la impiegasse per curare i suoi numerosi malanni. Nel Medioevo la verga d’oro era conosciuta in Germania sotto il nome di “erba pagana vulneraria”. Durante la cristianizzazione si cercò di ribattezzarla erba del bastone di San Pietro. Tale tentativo fallì però perché il popolo continuava tenacemente ad usare la vecchia denominazione.

A cura di Fabiano Ermini e Roberta Zirone dell’associazione Hortus Simplicium

Previous ArticleNext Article